Alcuni strumenti di misura della povertà secondo il metodo delle Nazioni Unite, UNDP.
IPU - Indice di Povertà Umana: Indice messo a punto dall'UNDP (United Nations Development Programme) per misurare le deprivazioni nello sviluppo umano di base nelle tre dimensioni dell'ISU: longevità, conoscenza e standard di vita dignitoso (IPU-1). L'IPU per i paesi dell'OCSE (IPU-2) aggiunge, a quelle tre dimensioni, l'esclusione sociale.
ISG - Indice di Sviluppo di Genere: secondo la definizione contenuta nel Rapporto dell'UNDP (United Nations Development Programme), misura i risultati raggiunti nelle stesse tre dimensioni e variabili dell'ISU, ma sottolinea le ineguaglianze tra uomini e donne.
ISU - Indice di sviluppo umano: si concentra su tre dimensioni misurabili dello sviluppo umano: vivere una vita lunga e sana, essere istruiti e avere uno standard di vita dignitoso. L’ISU combina quindi le misure della speranza di vita, dell’iscrizione scolastica, dell’alfabetizzazione e del reddito per permettere una visione dello sviluppo di un paese più ampia di quella che si può ottenere dalla sola osservazione del reddito.
E’ utile per meglio comprendere i meccanismi su cui sono costruiti questi indicatori vedere la tabella seguente (fonte UNDP 2005).
E’ anche da tenere presente che per comprendere i meccanismi della povertà è assolutamente necessario verificare gli andamenti nel tempo di questi indicatori per comprendere se si va verso un miglioramento (cioè verso un abbassamento degli indicatori IPU ed un innalzamento dell’indicatore ISU) o verso un peggioramento della situazione. Da notare che il grafico allegato (fonte UNDP 2003) si riferisce al 2003. Già si nota come per l’Africa sub-sahariana, oltre ad essere l’indicatore di sviluppo umano ISU fra i più bassi fra tutti i continenti, purtroppo esso registra anche a partire dal 1996 un ulteriore abbassamento verso una povertà sempre peggiore.
Rapporto UNDP 05
Adesso entriamo un minimo nel dettaglio di questi dati per compiervi ragionamenti utili a comprendere la situazione in questi paesi, per noi di interesse (Mozambico e Burkina Faso).
Vediamo dapprima l’ISU (indice di sviluppo umano).
E’ un indicatore, espresso in ‰, pubblicato annualmente dallo Human Development Report per conto dell’ United Nations Development Program (UNDP). Esso è la media ponderata di alcuni fattori di sviluppo attinenti la durata della vita (speranza di vita), il livello culturale (tasso di conoscenza ed alfabetizzazione degli adulti e accesso ai livelli di istruzione) e la qualità di ricchezza disponibile espressa come prodotto interno lordo PIL/abitante. L’indicatore ISU è espresso in valore numerico (in ‰) che determina la posizione del paese nella graduatoria mondiale (dal n. 1 che è la Norvegia al n. 177 che è il Niger).
Paesi | ISU ‰ | ISU posizione graduatoria |
Italia | 0,940 | 17o |
Mozambico | 0,390 | 168 o |
Burkina Faso | 0,342 | 174 o (*) |
(*) Quart’ultimo paese al mondo seguito soltanto da Mali, Sierra Leone e Niger (177 o)
Ogni commento è superfluo, indipendentemente da come l’indicatore ISU è costruito si tratta di paesi (sia il Burkina Faso che il Mozambico) con bassa speranza di vita, di basso livello culturale medio e con PIL / abitante estremamente basso. Tutti questi sono indicatori di estrema povertà, stati di disagio elevati e la bassa speranza di vita è sintomo di situazioni alimentari non adeguate, di scarsa difesa della salute e condizioni igieniche totalmente inadeguate delle popolazioni di questi paesi.
Vediamo comunque altri indicatori che in qualche modo forniscono un quadro più approfondito dell’ISU e che in parte sono associabili allo stesso indicatore.
Per prima cosa vediamo la percentuale di analfabetizzazione, espressa in % della popolazione totale con oltre 15 anni di età:
Paesi | Analfabetizzazione ( % popolaz. totale) |
Italia | 1,6 |
Mozambico | 49,6 |
Burkina Faso | 78,2 |
Anche in questo caso si vede bene come sia necessario, ancora oggi, uno sforzo notevole per arrivare a portare le popolazione dei due paesi africani ad un livello di conoscenza adeguato che necessariamente parte dalla conoscenza di base (leggere e scrivere). Questo dato è estremamente importante e credo debba essere alla base di tutti i nostri progetti.
Consideriamo ora la percentuale di malati di AIDS conclamato rispetto al totale della popolazione adulta:
Paesi | Malati di AIDS ( % popolaz. totale adulta) |
Italia | 0,5 |
Mozambico | 16,1 |
Burkina Faso | 4,2 (*) |
(*) fonte World fact book 2007
La tabella è auto esplicativa relativamente al gravissimo problema della sanità nei due paesi africani.
Consideriamo ora il numero di posti letto in ospedale (per ogni 1000 abitanti):
Paesi | Posti letto in ospedale ( ogni 1000 abitanti) |
Italia | 4,0 |
Mozambico | 0,9 |
Burkina Faso | 1,4 |
Consideriamo ora le calorie, l’indicatore riporta le kilocalorie disponibili per ogni abitante al giorno:
Paesi | kilocalorie ( per ogni abitante al giorno) |
Italia | 3730 |
Mozambico | 2080 |
Burkina Faso | 2500 |
Come si vede poche (al di là poi della qualità) risorse alimentari disponibili, scarsissimi posti letto negli ospedali (sempre al di là della qualità degli stessi e del servizio che può esservi prestato).
Altra cosa utile per le riflessioni è la disponibilità di acceso all’acqua potabile. L’indicatore che segue rappresenta la percentuale della popolazione che ha accesso ad una fonte di acqua potabile, indipendentemente dal disagio del doverla raggiungere cioè dei numerosi chilometri che le donne di questi paesi debbono giornalmente fare per raggiungere le fonti di acqua (attenzione che l’indicatore non è per una disponibilità di acqua potabile presso la propria abitazione). La situazione è la seguente:
Paesi | Accesso H2O potabile ( in % della popolazione) |
Italia | Dato non disponibile ma elevato |
Mozambico | 43,0 |
Burkina Faso | 61,0 |
Da questo dato si può dire che 1 persona su due in Mozambico e Burkina Faso non dispone di acqua potabile.
Un altro utile indicatore sono le percentuali di spesa su varie attività importanti come scuola, sanità e difesa, indipendentemente dai livelli qualitativi raggiunti in queste attività. L’indicatore è espresso in % del prodotto interno lordo PIL di ogni singolo paese. La situazione è la seguente:
Paesi | Scuola (%PIL) | Sanità (% PIL) | Difesa (% PIL) |
Italia | 4,9 | 6,2 | 2,0 |
Mozambico | 3,7 | 1,7 | 2,3 |
Burkina Faso | 4,7 | 3,3 | 1,3 |
Prime conclusioni, sulla base degli indicatori di sviluppo umano:
- stiamo parlando dei paesi tra i più poveri del mondo;
- stiamo parlando dei paesi con altissima analfabetizzazione fra gli adulti;
- stiamo parlando di paesi flagellati dalle temibili malattie, come AIDS, ma non mancano altre come lebbra, malaria, ….
- pur in presenza di sforzi il numero di posti letto in ospedali, indipendentemente dalla qualità degli stessi, è molto basso;
- la povertà è elevata anche per i bisogni elementari più semplici (la mancanza di acqua potabile colpisce circa il 50 % della popolazione) ed esistono zone specifiche in questi paesi dove la fame è un grosso problema e la qualità della sicurezza alimentare è ancora un obiettivo da raggiungere;
- lo sforzo di investimenti per la scuola e la sanità è apprezzabile come per altro non può sfuggire la devastante contraddizione nel destinare una percentuale troppo elevata per la difesa, in paesi dove la vera difesa dovrebbe essere prima di tutto quella contro la povertà e per la sicurezza alimentare di tutti.
Passiamo ora all’analisi di altri indicatori importanti, come gli indicatori di povertà umana ed alcuni indicatori ambientali.
Vediamo l’indicatore di povertà umana (IPU).
Esso è un indicatore, espresso in %, pubblicato annualmente dallo Human Development Report per conto dell’ United Nations Development Program (UNDP). Esso misura le privazioni sulla base della media ponderata di 3 parametri base (longevità, conoscenza e standard di vita ed esclusione sociale). Da notare che esistono due tipi di indicatori IPU.
IPU-1 per i paesi cosiddetti in via di sviluppo e IPU-2 per alcuni paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ad alto reddito.
IPU-1 e IPU-2 non sono direttamente comparabili fra loro, in quanto costruiti con indicatori di diverso carattere (vedere tabella a pagina 3).
Tanto più alto è il valore percentuale tanto più alta è la povertà umana media valutata da questo indicatore.
Fra gli IPU-1 il valore più alto è quello del Mali (60,2) ed il più basso è quello dell’Uruguay (3,5);manca però l’indicatore per molti paesi.
Fra gli IPU-2 il valore più alto è quello dell’Angola (79,0) ed il più basso è quello della Svezia (6,5);anche in questo caso mancano molti indicatori.
Tutti questi dati sono da considerarsi solo come indicatori di carattere generale e la comparabilità fra ISU-1 ed ISU-2 è discutibile visti i meccanismi diversi con i quali questi indicatori sono stati costruiti.
Paesi | IPU-1 (%) | IPU- 2 (%) |
Italia | | 29,9 |
Mozambico | 48,9 | |
Burkina Faso | 58,3 |
|
Vediamo comunque anche altri indicatori che sono in qualche modo associabili alla povertà umana e ci permettono di meglio comprendere la situazione reale in Mozambico ed in Burkina Faso.
Partiamo dalla stima della popolazione sottonutrita, intesa come percentuale di persone, rispetto al totale della popolazione, con apporto calorico inferiore al minimo energetico richiesto.
Paesi | Popolazione sottonutrita ( in % della popolazione) |
Italia | < 2,5 |
Mozambico | 44,0 |
Burkina Faso | 15,0 (30,0 per bambini sotto i 5 anni, fonte UNDP) |
Vediamo ora la speranza di vita media, espressa in anni e divisa per sesso.
Paesi | Speranza di vita maschile (anni) | Speranza di vita femminile (anni) |
Italia | 78 | 84 |
Mozambico | 47 | 51 |
Burkina Faso | 47 | 49 |
Vediamo ora il numero medio dei componenti della famiglia e la crescita annua (in %) della popolazione:
Paesi | Numero medio dei componenti della famiglia | Crescita annua della popolazione ( % ) |
Italia | 2,5 | 0,4 |
Mozambico | 4,2 | 1,8 |
Burkina Faso | 6,0 | 3,6 |
Abbiamo in Mozambico ed in Burkina Faso:
- casi di sottonutrimento alimentare che richiederebbero costanti e forti interventi per risolverli;
- a conseguenza di quanto sopra una bassa speranza di vita, un numero medio di figli per famiglia elevatissimo con una crescita di popolazione infantile molto alta.
Passiamo ora alla mortalità infantile, espresso come tasso di mortalità infantile ,in ‰, per bambini entro il 1° anno di vita oppure per bambini entro i primi 5 anni di vita.
Paesi | Mortalità infantile bimbi < 1 anno (‰) | Mortalità infantile bimbi < 5 anni (‰) |
Italia | 4,7 | 5,0 |
Mozambico | 93,3 | 145,0 |
Burkina Faso | 92,9 | 191,0 |
Vediamo anche la mortalità materna e cioè il numero di donne morte di parto per 100000 bimbi nati vivi.
Paesi | Mortalità materna n° donne morte/100000 nati vivi |
Italia | 5,0 |
Mozambico | 1000,0 |
Burkina Faso | 1000,0 |
I valori di mortalità infantile nei due paesi africani sono impressionanti (muoiono in questi paesi entro il primo anno circa 100 bimbi ogni 1000 nati) ma muoiono anche in modo impressionante le donne al momento del parto (1000 donne su 100 000 bimbi nati vivi).
Per ultimo vediamo solo alcuni dei principali indicatori ambientali:
Paesi | % foreste | % Deforestazione (come % area disboscata sul totale delle foreste) | Aree protette (in % superf. naz.) | CO2 (tonnellate sul totale abitanti in un anno) | Numero di auto ogni 1000 abitanti |
Italia | 33,9 | - 1,1, valore negativo vuol dire aumento di foreste | 12,5 | 7,9 | 590,0 |
Mozambico | 24,6 | 0,3 | 8,6 | 0,1 | 4,4 |
Burkina Faso | 24,8 | 0,3 | 15,4 | 0,09 | 2,7 |
Da questi ulteriori indicatori potremmo concludere che:
- il Burkina Faso ed il Mozambico sono paesi estremamente poveri sia sotto il profilo dell’indicatore ISU che IPU;
- la percentuale della popolazione sottonutrita è elevato e molte volte questo è anche a conseguenza di guerre più o meno recenti;
- il Burkina Faso e Mozambico, pur nelle difficoltà delle zone climatiche, hanno un numero elevato di foreste ma la desertificazione è in aumento;
- la speranza di vita è bassissima, anche se i componenti per famiglia sono molto elevati per questioni probabilmente dovute a tradizioni o necessità di braccia per l’agricoltura (anche se in molte parti di questi paesi esiste una agricoltura poverissima);
- il tasso di mortalità infantile è altissimo e così pure le morti di partorienti.
Conclusioni
Da queste riflessioni di carattere statistico elementare nasce forte lo stimolo e le motivazioni di una azione (così rispondo alla prima domanda perché in Africa, perché in Mozambico ed in Burkina faso ed anche alla tipologia di volontariato da svolgere), pur con i limiti delle piccole cose da fare in un mare di altri problemi, che sia volta primariamente:
- alla lotta alla povertà intesa anche come restituzione della dignità delle persone;
- alla lotta per migliorare la sicurezza alimentare, per poter mangiare tutti quanti e tutti i giorni e per avere adeguate provviste di acqua potabile per l’alimentazione e l’igiene personale;
- alla lotta per disporre di una scuola e sanità adeguate ai bisogni delle popolazioni, in primo luogo combattendo contro malattie come malaria ed AIDS che sono alcuni dei flagelli di queste popolazioni;
- alla lotta contro la desertificazione per sostenere una agricoltura compatibile con i bisogni alimentari delle popolazioni che produca cibi di qualità;
- alla conduzione prioritaria di interventi costruiti con il consenso delle popolazioni coinvolte anche per far crescere fra noi e tutti i nostri partners sia in Italia che nei paesi coinvolti la coscienza di svolgere azioni umili ma fondate sul principio di “aiutare per non aver in futuro più bisogno di aiuto” così come diceva Thomas Sankara (Presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987) “Noi abbiamo bisogno dell’aiuto che ci aiuti a superare la necessità di aiuti”.
Gianfranco Molinar Min Beciet
gfmolinar@tiscalinet.it
Torino 29/06/2008